On. Avv. Salvatore Pagliuca

il fondatore dello studio

Il 16 aprile 1895 nasceva a Muro Lucano l’on. Salvatore Pagliuca, uno dei fondatori della DC Lucana, antifascista convinto, parlamentare dal 1948 al 1958 componente della Commissione Giustizia e Difesa.

Ha incarnato pensieri e valori cattolici democratici di una generazione che ha dato un contributo determinante alla ricostruzione sociale e politica della Basilicata.

Nasce in una famiglia della media borghesia locale.

Si laurea in giurisprudenza e svolge dal 1920 la professione legale al suo paese. Partecipa alla guerra del 1915-1918 col grado di capitano di complemento di fanteria.

Fin da giovane simpatizza per il Partito socialista e per questo nel Natale del 1922 una squadra di fascisti assalta la sua casa. Egli, però, la respinge con delle fucilate che feriscono due degli assalitori. Segue il suo arresto per duplice mancato omicidio, lesioni con arma da fuoco. Durante la detenzione preventiva, nel gennaio 1923 è destituito dall'incarico di consulente dalla Cassa di Risparmio di Muro Lucano, la quale è costretta poi a reintegrarlo per effetto di una sentenza della Cassazione seguita all'assoluzione completa per i fatti di Natale del 1922.

Il nuovo vento fascista investe la quasi totalità del paese, cominciando dall'Amministrazione comunale. Muro diventa tutta fascista, ad eccezione di qualche fervente nittiano, come Gerardo Zitarosa, Pasquale Manna, Francesco Martuscelli, Antonio Lordi, Camillo Scoini, Luigi di Canio, Pasquale Pignatelli e Salvatore Pagliuca.

Vi sono alcuni elementi che lo evitano, ma Pagliuca continua a fare l'avvocato senza difficoltà. Con l'arrivo degli alleati liberatori dopo la caduta del fascismo, nel 1943 viene eletto dal Comitato provinciale di liberazione Commissario reggente il Comune, incarico confermato con la nomina prefettizia a sindaco.

L'anno dopo, col permesso dell'Amgot (Amministrazione militare alleata dei territori occupati) pubblica e dirige Rinascita, rivista che tenta di avviare a Muro un dibattito politico-culturale e che vuole porsi anche come strumento di elaborazione e diffusione della politica democratica. Essa è aperta a tutte le sane correnti della democrazia necessaria alla rinnovazione morale della vita pubblica, al risanamento dei costumi, al ripristino di tutte le libertà conculcate e distrutte... alla valorizzazione di uomini nuovi. E qui traccia un profilo ‘dell’uomo nuovo', antropologicamente interessante, ricavata, forse, da quella che tecnicamente viene chiamata osservazione partecipante: “Uomini nuovi in senso vero della parola, non rivestiti, agghindati, spolverati, impomatati a nuovo con una qualsiasi variopinta coccarda all'occhiello. Uomini che rappresentino un'idea e non un interesse, una massa e non una clientela od una stirpe... Uomini nuovi che osarono lottare il fascismo mentre era in vita... Uomini nuovi che abbiano indiscutibilmente cultura ed ardire, esperienza e volontà, preparazione e fede (Rinascita, n. 1)2.

Tale rivista ha vita dal febbraio 1944 al maggio 1947. E nel frattempo, lui come uomo nuovo ma con alcune di quelle caratteristiche negative da lui stesso enunciate, segna alcune tappe importanti.

  • 1945: è nominato Commissario prefettizio dell'Ospedale San Carlo di Potenza e Presidente della Deputazione provinciale di Potenza.
  • 1946: da iscritto alla Democrazia Cristiana, si presenta alle elezioni per la Costituente. Ma viene battuto dalla lista del Blocco Nazionale (sinistre), capeggiata da Petraccone, ex federale fascista, con la presenza di molti nittiani. La DC locale ancora non è ben radicata perché appena sorta a opera di esponenti dell'Azione cattolica e di qualche prete.
  • 1948: grazie proprio al sostegno capillare della chiesa locale, agente sotto la pressione del Vaticano teso a bloccare una vittoria comunista in Italia, PagliIca viene eletto Deputato al Parlamento con circa 23.000 voti. Verrà riconfermato nel 1953.

Al Parlamento più volte egli fa alcuni interventi concernenti lo sviluppo della Basilicata. In una seduta del 1949 chiede al governo quali provvedimenti intenda adottare per non far degenerare la situazione quasi disperata in cui versano i lavoratori lucani, afflitti dalla miseria e in lotta con i latifondisti. La situazione è, infatti, incandescente nella regione a causa delle lotte contadine che stanno raggiungendo livelli di esasperazione, guidate in ciò anche dalle sinistre, e a volte sfocianti in sedizione.

Nel 1950 viene emanata la legge n. 715 destinata all'edilizia meridionale. A distanza di cinque anni Pagliuca interviene duramente per sollecitare l'applicazione di detta legge, mai attuata per mancanza di fondi e che per questo rappresenta una grande delusione per i lucani.

Fa un altro duro intervento nel 1952 con cui invoca l'adozione di una legge per "prevenire ed eventualmente reprimere con maggiore efficacia ogni attività palese, clandestina o comunque mimetizzata del cosiddetto MSI (Movimento sociale italiano) o di altre fazioni dello stesso stampo". In sostanza chiede di bloccare l'evoluzione del neofascismo.

È stato componente dei seguenti organi parlamentari:
  • Componente della III Commissione (Giustizia) dall'11 giugno 1948 al 1º luglio 1949
  • Componente della V Commissione (Difesa) dal 1º luglio 1949 al 24 giugno 1953
  • Componente della V Commissione (Difesa) dal 1º luglio 1953 all'11 giugno 1958

Se da anni Pagliuca è noto in Basilicata per la sua attività politica, diventa noto in tutta Italia nel 1962 a seguito di una sua querela contro Pier Paolo Pasolini (1922-1975). Questi, nel suo film Accattone (1961), ha creato un personaggio che porta, senza saperlo, lo stesso nome di Pagliuca. Il quale fa causa al regista e alla società di produzione chiedendo l'eliminazione del suo nome dalla pellicola e un risarcimento dei danni morali (sono anni in cui la società perbenista italiana demonizza Pasolini per la sua immoralità). La corte concede il secondo, con milioni, ma non il primo. Pagliuca fa dell'episodio uno degli argomenti della sua campagna elettorale per il senato, ma ha esiti negativi, e Pasolini lo ricorda nella sua poesia Poeta delle Ceneri utilizzando immagini stereotipate di un Sud oleografico, a cominciare dall'attacco: "Esisteva poi in Italia un certo Salvatore Pagliuca, / senatore di non so che partito, / esisteva giù, nel sud di Levi, tra villaggi / secchi al sole delle alluvioni, / dove crescono splendidi ulivi / e splendide ginestre...".

Ritiratosi dalla politica, Pagliuca muore nel proprio paese il 5 luglio 1973.

Sin da giovane intrecciò amicizia con Francesco Saverio Nitti, ma soprattutto con Emilio Colombo, Giovanni Leone e Aldo Moro con cui condivideva la professione di avvocato penalista. Parlamentare legato al territorio di cui interpretò i bisogni come lo sviluppo della produzione idroelettrica nel Marmo-Platano, la costruzione di numerose strade che collegano le zone rurali del vasto territorio murese e più in generale lucane.

Chiederà ed otterrà dai vertici del Ministero dei Trasporti e delle Ferrovie che il rapido che collega Roma a Taranto si fermasse nella stazione di Bella-Muro (servizio che continua ancora oggi).

Il suo impegno meridionalistico sarà premiato alla fine degli anni cinquanta con la nomina a Vice Presidente dell’ISMEIMER.

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