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Convegno ecclesiale di Verona PDF Stampa E-mail
lunedì 06 novembre 2006

L'avv. Pagliuca, nella sua qualità di Vice Presidente nazionale dell'Unitalsi, ha partecipato quale delegato al Convegno Ecclesiale di Verona.

          

 

Si concluderà oggi, dopo cinque giorni di intensi dibattiti, il IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Cei cominciato lunedì 16 ottobre a Verona. Dopo Roma nel 1976, Loreto nell’85 e Palermo nel ’95, dunque, ecco che l’evento di importanza storica si ripete, come sempre con cadenza decennale, con l’obiettivo di individuare e segnalare a tutti i fedeli la strada che la Chiesa Cattolica dovrà seguire nei prossimi due lustri.

 

Per cinque giorni, dunque, Verona è divenuta il centro della cristianità mondiale, accogliendo qualcosa come 100.000 fedeli, intervenuti per fare proprie le parole di Papa Benedetto XVI e quelle dei suoi vicari.

 

A questo proposito molto importante è stato il discorso del Cardinale Dionigi Tettamanzi che, nella giornata di martedì, è intervenuto per ribadire come sia meglio “essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo. Non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede fino alla fine” ha dichiarato Tettamanzi.

 

Grande importanza il Cardinale l’ha data inoltre alla presenza dei laici, non solo perché moltissimi di loro sono intervenuti, ma anche perché a loro è affidato un ruolo importante nella crescita della Chiesa Cattolica, come ci tiene a precisare

 

Salvatore Pagliuca, Vice Presidente dell’Unitalsi, una delle moltissime associazioni laiche che hanno preso parte all’incontro ecclesiale di Verona: “Ciò che il Convegno ha avuto modo di dimostrare è che il laicato, e i laici in generale, hanno ancora molto da dire e da offrire alla Chiesa. Quelle che si concluderanno il prossimo 20 ottobre, sono state infatti cinque giornate di intensi e vivaci dibattiti, che hanno offerto numerose e interessanti proposte. Ciò che ho potuto notare personalmente – ha concluso Pagliuca – è che tutte le associazioni del laicato intervenute, hanno dimostrato lo stesso impegno e la stessa volontà di dare alla Chiesa un futuro migliore.”

Ma il momento clou del Convegno, ovviamente, si è toccato ieri, quando alle 9.55, con un aereo di Stato, il Papa è arrivato all'aeroporto di Villafranca, vicino a Verona, dove è stato ricevuto per conto del governo dal ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, dal presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, e da altre autorità civili, tra cui il sindaco Paolo Zanotto, oltre al cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, e dal vescovo di Verona, padre Flavio Roberto Carraro.

 

A bordo della sua auto, il Papa si è diretto a Verona, dove ad attenderlo c’erano i circa 2.700 delegati della Chiesa italiana (la maggior parte dei quali, circa 1.800, delle Diocesi Italiane), ai quali il Santo Padre ha rivolto lo stesso appello diretto anche a tutti i fedeli: “ La Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia e lascia ai fedeli laici il compito e la responsabilità di essere cittadini, di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società”.

 

Salutato al suo arrivo dal Presidente della Cei, il Cardinale Camillo Ruini (“Un grandissimo grazie per il Suo essere qui oggi con noi. è questo il sentimento unanime dei presenti in questa sala, ma è anche il sentimento delle Chiese che sono in Italia” ha dichiarato Ruini) il Santo Padre ha perciò proseguito nella lettura del suo discorso (venti pagine che hanno richiesto un’ora e mezzo di tempo) nell’aula dei lavori dove si è svolto gran parte del IV Convegno Ecclesiale, parlando anche e soprattutto dell’Italia, con toni in parte preoccupati per la “nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare”.

 

Rivolgendosi perciò ai cattolici italiani, il Papa ha raccontato il suo sogno di una Chiesa come “forza mite” che, sul modello dei primi secoli apostolici, “unisca una fede amica dell'intelligenza a una prassi di vita caratterizzata dall'amore reciproco e dall'attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti”. Una Chiesa, in definitiva, che non fa politica anche se indica ai laici il rischio di leggi che contraddicano valori e principi “radicati nella natura dell'essere umano” e che deve comunque imparare a resistere alla secolarizzazione interna che la insidia.

 

I presenti, quei 2.700 delegati di cui si parlava poco sopra, hanno ascoltato rapiti il discorso di Benedetto XVI, applaudendolo infine per tre minuti e mezzo.

 

Nel ragionamento sviluppato da Benedetto XVI anche la carità dei cattolici deve essere “libera da suggestioni ideologiche e da simpatie partitiche”. Il Papa identifica le “grandi sfide che mettono in pericolo la grande famiglia umana in guerre e terrorismo, fame e sete, alcuni terribili epidemie”.

 

Subito dopo, tuttavia, esorta a fronteggiare con “chiarezza e determinazione il rischio di scelte politiche e legislative contrarie ai principi etici radicati nella natura umana”. Per questo viene rinnovato il no a forme di amore deboli e deviate, alla regolamentazione di “unioni diverse dalla famiglia fondata sul matrimonio”, a leggi che non tutelino la vita in tutte le sue fasi.

 

Successivamente, Papa Benedetto XVI si è trasferito allo stadio Bentegodi di Verona, dove alla presenza di 35.000 fedeli ha celebrato la messa.

 

Fra i tanti intervenuti, non soltanto fedeli e laici, ma anche numerose personalità del mondo politico italiano, sia del governo sia dell’opposizione, giunti fin là proprio per ascoltare le parole del Pontefice: dal Presidente del Consiglio Romano Prodi, a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

 

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Ultimo aggiornamento ( venerdì 26 settembre 2008 )
 
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