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Un esempio di volontariato cristiano del ‘900: l’UNITALSI
L’anno 1903 è caratterizzato in Europa ed in Italia dalla clamorosa battaglia anticlericale che la sinistra democratico-radicale e parte della borghesia radicale vanno conducendo contro la Chiesa Cattolica; in Francia in particolare la rinnovata esplosione di anticlericalismo avrebbe portato alla separazione tra Chiesa e Stato del 1904.
Diventano fenomeni di massa lo scetticismo areligioso e la diserzione delle Chiese, la rivolta anticlericale e la polemica contro il cristianesimo, ed investono ampiamente il proletariato operaio ed il sotto-proletariato urbano, facendo breccia anche nei ceti medi.
La modernità avanza a grandi passi e ne sono espressione i fratelli Wright che volano per la prima volta ed Henry Ford che comincia la fabbricazione in serie delle automobili.
Muore nel maggio Papa Leone XIII, che con la Rerum Novarum incoraggiò il cattolicesimo sociale e la riconquista della classe operaia all’idea cristiana, e gli succede Pio X, che promosse l’ingresso dei cattolici in politica.
L’Italia vive la cosiddetta “età Giolittiana”.
In questo contesto, la Chiesa riafferma la propria fattiva presenza nella realtà del mondo moderno, contrassegnata dal passaggio da una civiltà contadina ad una civiltà industriale: nel mondo cattolico non c’è mai stata nella storia un’età in cui si è generato un numero maggiore di ordini religiosi votati all’assistenza, all’istruzione ed alle missioni, perché evidentemente le forme tradizionali di assistenza caritativa non bastano più.
Anche la pietà cattolica acquista una vigorosa spinta: fiorisce la devozione a Maria Vergine ed i fedeli affluiscono numerosi al Santuario di Lourdes.
Alla fine di agosto, carico di rabbia per la malattia che lo tormenta (1) e nutrito di anticlericalismo, partecipa al pellegrinaggio a Lourdes, presieduto da mons. Giacomo Radini Tedeschi, Giovanni Battista Tomassi che viene descritto da un altro partecipante, il prof. Carlo Costantini che poi nel 1909 viene nominato Vice Presidente dell’Associazione, come un giovane dallo sguardo truce: “Il suo sguardo così fiero, direi sprezzante, gli alienava quella naturale e profonda simpatia che ogni anima cristiana sente verso l’infelice” (2).
L’incontro con la grotta di Lourdes provoca un profondo cambiamento in Tomassi che non ottiene la guarigione del corpo, ma certamente quella dell’anima, ed è un uomo nuovo quello che consegna nelle mani di mons. Radini Tedeschi la pistola con la quale voleva suicidarsi sotto la statua della Vergine, dicendo: “Ha vinto Lei”.
Rientrato a Roma, Tomassi propone a mons. Radini Tedeschi la costituzione di una associazione che si occupi di accompagnare gli ammalati a Lourdes ed il vescovo ne è entusiasta.
Viene presentata nel 1904 la costituzione dell’U.N.T.A.L. (Unione Nazionale per il Trasporto Ammalati poveri a Lourdes) a S.S. Pio X, che impartisce la sua benedizione e scrive sotto l’atto di costituzione: "Di opere di carità ce ne sono tante, ma questa tutte le sorpassa, sicché può chiamarsi opera di carità per eccellenza ed io invito tutti a lavorare per la prosperità di questa nascente Unione".
L’Unione si sviluppa negli anni che seguono in maniera esponenziale con la partecipazione al primo pellegrinaggio a Lourdes nel 1905 di 8 ammalati e 2 assistenti, fino ad arrivare nell’agosto del 1913 con il pellegrinaggio definito “memorando” composto da otto treni che trasportano circa 3.000 pellegrini e 112 ammalati, presieduto dal card. Giacomo Della Chiesa, futuro Papa Benedetto XV(3).
Nell’agosto del 1914 scoppia la guerra tra Francia e Germania e presto dilaga in Europa e nel mondo; l’Italia il 2 agosto annuncia che resterà neutrale e la lotta per la neutralità o per la guerra sconvolge la vita politica, finchè il 24 maggio 1915 dichiara guerra all’Austria-Ungheria, nonostante il nuovo pontefice Benedetto XV invano cerca di richiamare gli uomini alla pace ed alla “saggezza cristiana”.
La visione del conflitto delineata nell’enciclica Ad Beatissimi del 1 novembre 1914 è costantemente e drasticamente negativa. La guerra è solo quel “flagello dell’ira di Dio” che Benedetto XV non mancherà di condannare successivamente con giudizi ancor più stroncanti.
La prima guerra mondiale, il cui prezzo era terrificante con milioni di morti, territori devastati, uomini rovinati ed ideali infranti, rende impossibile lo svolgimento di pellegrinaggi e l’associazione riprende la sua attività solo a partire dal 1919 con un crescendo di partecipazione, tanto che nel 1921 al pellegrinaggio di agosto a Lourdes, presieduto dal card. Achille Ratti che pochi mesi dopo verrà eletto Pontefice con il nome di Pio XI, partecipano 1.000 pellegrini e 110 ammalati. (4)
La crescita della partecipazione ai pellegrinaggi è in costante aumento, anche perché negli anni del fascismo, l’UNITALSI, per le sue particolari connotazioni, fu l’unica associazione cattolica a non essere sciolta.
Tale aumento avviene fino al 1936, anno in cui, dopo le leggi sulle sanzioni internazionali decretate contro l’Italia nel 1935, venne obbligata a contingentare i treni a Lourdes. A causa di questa contingenza politica, il Segretario Generale dell’epoca, il principe Don Enzo di Napoli Rampolla, cominciò ad organizzare i pellegrinaggi a Loreto, che proseguirono anche durante la seconda guerra mondiale, in cui era impossibile raggiungere Lourdes.
Con il primo pellegrinaggio lauretano l’UNTAL diventa UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Italiani).
La ripresa delle attività dell’Associazione dopo il 1945 è stata sempre in costante aumento.
Le attività dell’Unitalsi si estendono oggi su tutto il territorio nazionale, grazie ad una struttura organizzativa ed amministrativa che comprende 19 Sezioni e 2 Delegazioni (Malta e Repubblica di San Marino). Le Sezioni sono a loro volta ripartite in circa 280 Sottosezioni, generalmente coincidenti con le diocesi.
Nel 1971 si costituisce la SCI La Ribére, che acquisterà l’Hotel Bethanie per metterlo a disposizione degli ammalati, che nel 1995 diventerà il Salus Infirmorum, un’imponente costruzione con una capienza di 370 posti letto malati e che dà accoglienza, a rotazione, ai circa 35.000 ammalati e disabili che ogni anno si recano nella città mariana accompagnati dai volontari dell’Associazione.
In questa struttura non vi sono barriere fisiche né psicologiche. Iniziata nel febbraio del 1994 ed ultimata nel 1995 dopo soli 358 giorni di lavoro, è interamente frutto della generosità di tutti coloro che per tanti anni hanno pagato per essere accanto agli ammalati ed ai disabili nel più assoluto anonimato.
Nel 1975 iniziano gli annuali Convegni Nazionali e nel 1980 viene approvato un nuovo Statuto con il quale l’UNITALSI (Unione Nazionale Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) viene eretta canonicamente e ed ha il riconoscimento della personalità giuridica con D.P.R. del 12/10/1984 n.840.
Lo Statuto viene modificato riconoscendo la qualità di socio effettivo anche agli ammalati ed approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana il 28 novembre 1997, per cui l’Unitalsi è riconosciuta dalla Chiesa come un’Associazione di fedeli che in forza della loro fede e del loro particolare carisma di carità si propongono di incrementare la vita spirituale degli aderenti e di promuovere un’azione di evangelizzazione e di apostolato verso e con gli ammalati ed i disabili.
In conseguenza del nuovo Statuto, nel maggio 2001 viene eletto il primo Presidente laico dell’Associazione, Antonio Diella, con un direttivo che resta in carica cinque anni e viene nominato dalla CEI l’Assistente Nazionale mons. Luigi Moretti.
L’Unitalsi conta oggi oltre trecentomila aderenti, uomini, donne, bambini, sani, ammalati, disabili, senza distinzione di età, cultura, posizione economica, sociale e professionale, che indossano una divisa che rende tutti uguali: la gioia della condivisione del servizio reciproco. Ognuno contribuisce alle varie iniziative offrendo il proprio tempo oltre al denaro necessario, auto-finanziandosi, per sostenere tutte le spese occorrenti per fornire questo straordinario servizio a chi è nel disagio. L’attività dell’Unitalsi si concretizza principalmente nella promozione di pellegrinaggi a Lourdes, Loreto, Fatima, Terra Santa, San Giovanni Rotondo, Siracusa e Banneux, tutti luoghi dove il personale di servizio, insieme agli ammalati ed ai disabili, vive una meravigliosa esperienza di fede.
Da qualche anno l’Associazione, oltre ai pellegrinaggi, ha realizzato iniziative di grande significato spirituale e sociale.
A livello locale attraverso attività di assistenza domiciliare, organizzazione di soggiorni estivi ed invernali e quant’altro necessario per superare ogni forma di emarginazione e di discriminazione verso coloro che sono ammalati e disabili.
A livello nazionale organizzando momenti di intrattenimento grazie alla disponibilità di personaggi del mondo dello spettacolo con Ron, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Riccardo Cocciante, Laura Pausini, Fiorello, i Pooh, Fabrizio Frizzi, Remo Girone, Maria Teresa Ruta, Claudio Baglioni, Pippo Baudo, Katia Ricciarelli, Milly Carlucci, Paola Saluzzi, Massimo Giletti, Clarissa Burt, Albano e Lino Banfi.
In occasione del Centenario dell’UNITALSI si è tenuto a Rimini nel mese di Marzo 2003 il Convegno Nazionale.
Un grande incontro aperto alla vita della Chiesa, alle più autorevoli voci della società e dell’imprenditoria anche per imparare ad aprire il cuore alla solidarietà, alla pace, al mondo.
Tra i vari partecipanti, abbiamo avuto l’onore di ascoltare l’intervento del Segretario del Pontificio Consiglio di Laici S.Ecc.za Mons. Stanislao Rylko, le relazioni di P. Patrick Jacquin, Rettore del Santuario di Lourdes e della Senatrice Grazia Sestini, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, introdotte da Filippo Anastasi, Direttore del GR Rai, Mauro Mazza, Direttore del TG2 che è stato moderatore della Tavola Rotonda alla quale hanno partecipato l’On. Rocco Bottiglione, Ministro per le Politiche Comunitarie, Savino Pezzotta, Segretario Generale CISL, Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, Umberto Paolucci Vice Presidente Microsoft Corporation.
Il Convegno si è concluso con la S.Messa celebrata dal S.E. Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Emiliano-Romagnola.
L’anniversario di fondazione è stata l’occasione per una nuova e significativa serie di impegni che quest’anno si è orientata in particolare in favore dei bambini, soprattutto quelli colpiti da disabilità e gravi malattie.
Tra le grandi iniziative in favore dei bambini segnaliamo il Pellegrinaggio Nazionale dei piccoli a Lourdes tenutosi dal 21 al 26 giugno 2003: la città francese è stata scelta perché la Vergine Maria è qui apparsa a Bernadette, una ragazzina piccola, ignorante, poverissima e sofferente.
Da tutte le Regioni Italiane con 12 grandi treni ed altrettanti aerei circa 10.000 persone tra bambini, non solo disabili, genitori e volontari sono partiti per raggiungere Lourdes per vivere insieme una straordinaria esperienza di festa e di comunione, con la partecipazione di clowns di tutto il mondo che sono stati presenti in occasione del loro festival mondiale.
Ogni treno era una piccola città in cammino, con una animazione festosa permanente che è stata curata da tantissimi volontari.
Ma il Pellegrinaggio dei Bambini è stato caratterizzato anche dalla presenza di tantissimi piccoli provenienti da altri Paesi del Mondo, in particolare da paesi lontanissimi o dove la vita è a volte estremamente difficile.
Dalla loro nazione sono giunti, accompagnati da genitori e sacerdoti, centinaia di ragazzini, molti dei quali ammalati, molti poverissimi che ogni regione d'Italia si è impegnata a proprie spese a far arrivare, ospitare e quindi a portare a Lourdes (in treno o in aereo).
Il Pellegrinaggio si è trasformato così in un grande Avvenimento di Pace e di Fraternità, dove le sofferenze innocenti ed inspiegabili dei piccoli e delle loro famiglie ha incontrato la solidarietà e la festa di altri bambini e delle loro famiglie ma anche di tanti volontari.
E il pellegrinaggio non è stato fine a se stesso, come isolato momento di gioia, ma è stato il momento di inizio di un rinnovato impegno di solidarietà verso questi bambini.
Per i ragazzini provenienti dall’Estero ogni Sezione Unitalsi ha realizzato –prima o dopo il pellegrinaggio- soggiorni di vacanza in Italia e si è impegnata a concreti gesti di solidarietà nei Paesi di provenienza (programma di vaccinazioni, realizzazione di un pozzo, programmi di istruzione, ecc.).
Insomma questi bambini, da qualunque parte d’Italia e del Mondo sono arrivati, costituiscono un impegno di servizio, di gioia e di fede per l’U.N.I.T.A.L.S.I.
L’Unitalsi di oggi è sempre più strumento attraverso cui la disperazione diventa speranza, la tristezza si trasforma in sorriso.
Queste meravigliose esperienze servono anche per accrescere la sensibilità e la partecipazione ai vari progetti promossi dall’associazione, che dal 2002 in poi si è inserita nelle associazioni che usufruiscono del Servizio Civile Volontario, viene riconosciuta nel 2003 come Associazione di promozione sociale ed iscritta nel Registro presso il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, e nel 2004 viene iscritta nelle Associazioni di volontariato del Dipartimento di protezione Civile.
I progetti più rilevanti portati avanti in questi anni sono:
PROGETTO BAMBINI
Per il “PROGETTO BAMBINI” sono state allestite tre case di accoglienza a Roma dove in un solo anno sono state ospitate oltre 70 famiglie che nella maggior parte dei casi, per poter essere vicini ai propri figli durante i lunghi e ripetuti periodi di degenza in ospedale, hanno avuto bisogno di tornare più volte.
I volontari si sono messi al servizio dei bisogni e delle necessità di queste famiglie sia prestando la loro attività all’interno delle case che in ospedale dove spesso hanno dato il cambio ai genitori nell’assistenza dei propri figli per consentire un minimo di riposo. Particolarmente apprezzato il corso di clown terapia sostenuto dai giovani volontari che consente di organizzare feste ed animazioni nelle varie ludoteche degli ospedali per cercare di regalare un sorriso a chi, per causa della malattia e della sofferenza, quel sorriso lo ha perso da diverso tempo. Le famiglie che sono state ospitate, in diverse occasioni, sono state indirizzate all’Unitalsi direttamente dalla struttura ospedaliera stessa.
Il Call Center Unitalsi, presso il quale prestano servizio più di 20 operatori oltre a 10 volontari di supporto, è il cuore di questo Progetto poiché proprio qui arrivano le varie richieste di aiuto che vengono smistate, organizzate e sostenute, anche in sede locale (quella di residenza della famiglia) sempre grazie alla presenza di volontari Unitalsiani che per fortuna hanno una presenza e una diffusione capillare sull’intero territorio Nazionale.
Tutto quanto abbiamo illustrato è possibile grazie alla forza dei volontari che costituiscono un piccolo esercito della solidarietà. Sono infatti oltre 60 (tra giovani e meno giovani) tutti coloro che sono impegnati nel servizio di accoglienza alle famiglie, più di 10 i volontari che si occupano di seguire la gestione delle case e 6 ragazzi del Servizio Civile Volontario.
La provenienza delle famiglie sino ad oggi ospitate si concentra sulle seguenti Regioni: ABRUZZO – MOLISE – PUGLIA – CAMPANIA – CALABRIA – BASILICATA - SARDA SUD - SICILIA ORIENT.- E ALBANIA – IUGOSLAVIA.
PROGETTO CASE FAMIGLIA
Il Progetto nasce dalla consapevolezza che la casa famiglia, per le sue caratteristiche di struttura di piccole dimensioni dotata del necessario supporto assistenziale di persone e strumenti adeguati, è capace di offrire alla persona disabile l’opportunità di una vita indipendente e integrata nel contesto sociale urbano, così da rappresentare un modello di soluzione del dopo di noi assolutamente valido e in grado sia di sostituire e superare l’istituzionalizzazione sia di coadiuvare il volontariato intra-familiare, in situazioni di impossibilità o impedimento temporaneo.
L’obiettivo principale del PROGETTO CASE FAMIGLIA è:
- a) pianificare la gestione, insieme con persone disabili, di una casa caratterizzata da spazi fruibili da chiunque e di un contesto familiare ambientato in un insieme urbano che consenta il migliore godimento delle opzioni e dei servizi cittadini, per una più facile integrazione sociale;
- b) migliorare la qualità della vita delle persone non autosufficienti, attraverso il potenziamento delle residue autonomie personali;
- c) costruire una valida alternativa all’istituzionalizzazione, per le persone disabili che vivono in famiglie che non sono più in grado di soddisfare tutte le loro necessità, o che non l’hanno affatto;
- d) offrire sostegno alle famiglie in caso di emergenze in cui sia estremamente difficoltosa la permanenza della persona disabile nel proprio nucleo familiare.
Case famiglia sono già in attività a Barletta, Lecce, Palazzo S. Gervasio, Pisa e Cantalice, altre sono in procinto di essere aperte a Bologna, Cagliari e Tivoli.
Oltre all’impegno dei numerosi volontari Unitalsi, le case famiglia sono animate anche dai giovani del Servizio civile nazionale.
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